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Girano in rete alcuni audio che mostrano – o tentano di farlo – come sente una persona sorda, mettendo a confronto diverse situazioni di ascolto: persona normoudente/persona sorda/persona sorda con protesi/persona sorda con impianto. In particolare segnalo questi due video, elaborati dall’amico Andrea Pietrini:

http://www.youtube.com/watch?v=5V0kqPdA9yU (qui la spiegazione)

http://www.youtube.com/watch?v=ydLCxckudKg (qui la spiegazione)

Purtroppo questi video, per quanto ben fatti, non possono avere validità scientifica, e questo, secondo me, essenzialmente per due motivi.
Innanzitutto le “curve” di sordità non sono uguali per tutte le persone sorde, per cui gli audio di cui sopra dovrebbero essere ricalcolati in base ad ogni specifica e personale curva audiometrica. I video non possono quindi avere valore “universale”.
In secondo luogo, l’udito non è solo questione di parametri tecnici: c’è anche la mente umana, che non è parametrizzabile ed è uno scoglio arduo da superare. I bambini piccoli – che imparano a sentire con l’impianto – e gli adulti che hanno fatto passare poco tempo fra deprivazione uditiva ed impianto – quindi con una memoria uditiva “allenata” – pur con qualche difficoltà padroneggiano bene la situazione più difficile di tutte per un persona con l’impianto: quella di capire i suoni in una situazione di rumore, come può essere un bar affollato, una partita allo stadio, ma anche un film in cui al parlato dei protagonisti si sovrappone, sullo sfondo, la musica d’ambiente.

In queste situazioni io sono terribilmente in difficoltà, perchè pur percependo tutti i suoni – i suoni arrivano tutti, perché l’impianto funziona bene – non riesco a distinguere dal resto la voce di chi mi sta accanto. In parte l’impianto mette sullo stesso piano tutti i rumori che gli arrivano – è un dispositivo elettronico, non un orecchio – ma sopratutto non riesco a fare quello che i normoudenti fanno: esaltano il suono che gli interessa – la voce dell’amico – e mettono in secondo piano quello che non interessa – la baraonda circostante.

Ieri sera parlavo con un amico, critico musicale, e ha suggerito una metafora interessante. Provate ad andare in un aula universitaria, ad un cinema, in un qualsiasi posto rumoroso con un registratore, e provate a registrare la voce di chi vi sta accanto. Lì per lì capirete tutto, ma poi a casa, riascoltando il nastro, vi accorgerete di altri rumori a cui in quel momento non avete badato: la moto che passa, il vicino che parla, lo scrocchio della carta. E sentirete meno nitida la voce del vostro amico. Esattamente come io, sordo impiantato, sento meno definita la vostra voce.

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