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Inizia l’autunno…ed iniziano anche le lezioni all’università. Sui forum che frequento leggo spesso, in questi ultimi giorni, domande di giovani sordi iscritti ai primi anni di università. E’ una cosa bella sapere che ci siano, grazie alle moderne tecniche riabilitative, così tanti giovani sordi in grado di arrivare ad un livello di istruzione così alto come quello universitario. Basta andare poco indietro nel tempo per vedere che il numero di studenti con disabilità uditive iscritti all’università era prossimo allo zero, mentre oggi il numero è molto maggiore (nell’a.a. 2000/01 erano 340, oggi immagino siano molti di più…). Tanti di questi studenti arrivano da un percorso formativo aiutato da sussidi innovativi (non più solo insegnante di sostegno, ma anche sistemi tecnologicamente avanzati come impianti FM, aule insonorizzate, lavagne interattive etc etc), e vanno a scontrarsi con un mondo, quello universitario, dove questi sussidi non esistono o, comunque, non sono sufficienti per l’apprendimento della lezione. Cambia completamente il contesto, si passa infatti da una classe con pochi studenti e pochi professori, in cui è possibile una forte interazione, ad un’aula con tantissimi studenti (e con tutto il brusio che ne consegue) e tanti professori, talvolta aiutati o sostituiti dagli assistenti. Cambia tutto, e vedo che le matricole sorde si approcciano a questo nuovo mondo chiedendo software, tutor, ausili. E ho sentimenti ambivalenti nel confronti di queste richieste.

Ma facciamo un piccolo passo indietro. Dal punto di vista normativo la piena integrazione degli studenti disabili – e quindi anche dei sordi – nelle università è garantito dalla L. 17/99 (qui il testo della normativa). La legge è l’estensione anche all’ambito universitario del principio di integrazione sociale che impronta la legge 104 e fra le altre cose prevede l’istituzione di “appositi servizi di tutorato specializzato”. Nella sostanza, prevede la creazione di sportelli per disabili nelle univerità, con il compito di integrare le persone handicappate e garantire loro la possibilità di seguire agevolmente le lezioni. Tralasciando il fatto che tali uffici si siano indirizzati in prima istanza verso quelle disabilità più “evidenti” come la disabilità motoria e la cecità, resta evidente che per gli studenti sordi poco è stato fatto, e solo sporadicamente. Generalmente infatti tali uffici offrono una serie di servizi (qui ad esempio i servizi offerti dalla Sapienza di Roma) fra i quali compaiono, in genere:
– esenzione tasse universitarie;
– borse di studio;
– acquisto o prestito di ausili tecnologici;
– servizi di tutoring didattico specializzato;
– servizi di accompagnamento e di trasporto.
e via elencando.

Ma che cosa serve alla matricola sorda per affrontare bene il suo percorso di studi? Una sola cosa: capire quello che dice il professore (o l’assistente) durante la lezione. E come si raggiunge questo obiettivo? Io credo che ci siano diverse strade, alcune più attuabili, altre meno. Proverò ad elencarle, in ordine di difficoltà.

1. Lettura labiale.
Presentarsi al professore e anche a qualche collega spiegando le proprie esigenze è il primo passo. Ovviamente occorre anche mettersi in prima fila, ricordare al professore di spiegare verso gli studenti, e non vergognarsi di chiedere appunti ai propri compagni di corso. Inoltre, spesso, nelle copisterie universitarie vendono gli appunti sbobinati di quella materia, relativa all’anno precedente. Non saranno esattamente le stesse cose, ma sono una ottima base per capire in anticipo di che cosa si parlerà.

2. Registrazione
Registrare la lezione su audiocassetta e, con l’aiuto di qualcuno (genitore o tutor), sbobinarla a casa.

3. Tutor
Dimenticatevi la figura dell’insegnante di sostegno: non è prevista all’interno dell’università. Qui si parla di persone – spesso compagni di corso o volontari che prestano servizio civile, e retribuite dallo sportello per disabili dell’università – che prestano appunti, forniscono un sussidio, ma in nessun modo integrano o sostituiscono il docente universitario. E il fatto che siano compagni di corso spesso è positivo, perché sono “dentro” l’argomento e lo stanno studiando anche loro. Si tratta, il più delle volte, di una “istituzionalizzazione” del fatto che c’è un compagno in grado di prestarti appunti regolarmente e ben fatti. Il vantaggio è che puoi “sceglierti” e retribuire lo studente bravo per passarti i suoi appunti…

4. Traduttore LIS
Si tratta di pagare una persona affinchè, in aula, traduca in LIS quello che viene detto dal docente. Chiaramente, gli unici a comprendere la LIS sono gli studenti sordi lissanti, mentre verrebbero esclusi i sordi oralisti, che nella maggior parte dei casi non conoscono il Linguaggio del Segni. Costo: medio alto.

5. Sottotitolazione dei corsi universitari
Qui si apre un nuovo mondo, e molto interessante. Per sottotitolazione si intende la trascrizione, in tempo reale, dell’audio del docente in sottotitolo. Ci sono varie soluzioni – e vari costi – per la realizzazione di questa tecnica, che ha un grandissimo vantaggio: è usufruibile da tutti, non solo dagli studenti sordi (siano questi oralisti o lissanti), ma anche dagli altri studenti, assenti alle lezioni per malattia, ma anche semplicemente distratti…
Ma quali sono le soluzioni possibili per la sottotitolazione dei corsi universitari?
5.1 Stenotipia: un operatrice ascolta il docente e trascrive su un supporto quello che dice. Costo, alto.
5.2 Riconoscimento vocale (respeaking): tramite software si generano sottotitoli direttamente dall’audio. Chiaramente ci sono alcuni parametri che influenzano la qualità del risultato, e i più importanti sono la qualità del suono (non ci devono essere rumori disturbanti) e la qualità del parlato (lo strumento deve essere “tarato” sul parlato del docente, che deve comunque parlare in maniera scandita e regolare). A questo punto sono possibili tre strade:
5.2.1 Respeaker: per migliorare i parametri appena descritti si ricorre a una figura intermedia, il rispeaker, che ripete le parole del docente al microfono del computer. Costo: medio alto, perché, similmente al traduttore LIS, occorre far venire un operatore e pagargli le spese di pernottamento, le spese di viaggio etc etc.
5.2.2 Respeaking a distanza:  il docente parla ad un microfono e lo specialista ascolta in cuffia la lezione trasmessa via telefono o internet e genera i sottotitoli. Costo: medio basso, perché non è più necessario far venire l’operatore fisicamente in aula.
5.2.3 Respeaking diretto: si tara il programma di riconoscimento vocale (es: Dragon, Qui un sito, ma ci sono anche altri software) sulla voce del docente, il docente parla ad un microfono collegato con il programma, che genera i sottotitoli. Costi: bassi (il software dragon costa sui 100 euro), ma difficile applicazione. La semplice “taratura” del software sulla voce del docente non è sufficiente: occorre che non vi sia rumore ambientale, che la voce rimanga ferma e costante per tutta la lezione. Ma lo scoglio più grande, probabilmente, è il superare la ritrosia dei docenti universitari ad utilizzare questi strumenti.

Chiaramente, qualunque sia il tipo di sottotitolazione, se scrive su computer è possibile, tramite rete internet, far arrivare il testo in tempo reale al computer dello studente con disabilità uditiva, o anche proiettare il testo su uno schermo dell’aula universitaria.

Un modo per abbattere i costi potrebbe essere quello di assumere, in pianta stabile all’interno delle università, un respeaker, senza necessariamente doverlo fare venire dall’esterno.

Ora, dopo questa “trattazione” enciclopedica (ma comunque minima, in rete troverete un sacco di altre informazioni) torniamo un attimo a noi e ai miei dubbi iniziali…mi sono laureato in ingegneria Edile-Architettura con 110, e in 7 anni di carriera universitaria non ho mai utilizzato i servizi offerti dallo sportello disabili della mia università, anche per il fatto che era appena stato costituito, e quindi sostanzialmente privo di mezzi. E dieci anni fa non era disponibile la tecnologia che è presente oggi. Mi sono quindi affidato agli appunti dei compagni di corso (consiglio per i maschietti: è un ottimo modo per fare conoscenze femminili, solitamente più brave e precise nel prendere appunti…) e alle sbobinature trovate nelle varie copisterie cittadine, oltrechè di qualche sbobinatura fatta da mio padre. E sopratutto ho studiato tanto sui libri, ma proprio tanto. E oggi, a sentir parlare di respeaking, di lavagne multimediali e di tutti questi dispositivi tecnologici un pò sorrido. L’università è stata la scuola che mi ha insegnato ad accettare i miei limiti, a farmi capire che posso raggiungere certi traguardi, ma che rimango una persona sorda, con alcuni limiti che sono ineliminabili. Oggi si sta spostando l’integrazione, pienamente raggiunta, dalle aule delle superiori alle aule dell’università, ma nella vita lavorativa, quella post-universitaria, questi ausili e queste tecnologie non esistono. Si rischia semplicemente di spostare lo shock liceo-università allo shock, ben più grande e peggiore università-vita lavorativa. Sono contento nel sapere che si stanno introducendo questi servizi nelle università, ma non vorrei che in questo modo si perdesse l’insegnamento che le aule universitarie mi hanno dato: essere consapevoli dei propri limiti, e capire che l’aiuto di un compagno – un amico – è sempre meglio di un ausilio tecnologico.

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