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Cari tutti miei lettori, scusate se in queste ultime settimane ho tenuto poco aggiornato il blog, ma non ho avuto il tempo materiale per mettermi a scrivere in maniera ragionata. Eppure di cose ne sono successe tante, sia personali che generali…ma ce n’è una che mi preme raccontare più di tutte le altre.

A fine agosto sono andato ad un meeting di tre giorni organizzato dalla Fiadda di Lecce, in cui gli organizzatori sono riusciti ad unire ai momenti di svago (che mare quello salentino!!!) anche momenti di arrichimento sul tema della sordità, alla presenza di ospiti illustri. In particolare, nel giorno dedicato al convegno, erano presenti in sala due onorevoli, l’ on Salvatore Capone, area PD, e l’on. Diego De Lorenzis, del Movimento 5 stelle. E’ la prima volta che mi capita di partecipare ad un convegno in cui sono presenti politici, che dovrebbero essere i naturali terminali delle nostre proposte e delle nostre idee. Ed ecco quindi che ho approfittato dell’occasione per “tampinare” i due onorevoli durante il coffee break (tanto a me il caffè non piace!), e scambiare qualche chiacchera con loro.

Il primo è stato l’on. Capone, componente alla commissione Affari Sociali del parlamento. Era evidente che conosceva il tema dell’inclusione sociale delle persone con disabilità, nonchè il variegato mondo stesso della sordità. L’approccio è stato molto diretto, e mi ha domandato: “secondo te, che cosa dovremmo migliorare?”. Gli ho risposto, che per iniziare, sono almeno due i punti su cui lavorare immediatamente.

Il primo è una semplificazione amministrativa per quanto riguarda l’INPS. Non è possibile che ancor oggi alcuni bambini, pur avendo tutti i requisiti definiti dalla legge, non vengano riconosciuti “sordi civili” per il fatto che “sanno parlare bene”. Il mancato riconoscimento della sordità crea una serie di conseguenze che sono devastanti per la famiglia. Non si tratta solo del mancato riconoscimento della pensione (circa 550 euro se non si lavora, 250 euro se si lavora) – soldi che sono necessari per tutta una serie di acquisti imprescindibili per la riabilitazione del bambino e dell’adulto sordo (acquisto protesi, pile, pagamento di prestazioni riabilitative quali logopedia domiciliare, musicoterapia etc etc) – ma anche il conseguente stress emotivo e psicologico del dover “inseguire” l’Inps in un campo, quello della burocrazia italiana, che farebbe impazzire anche Einstein, sottraendo così risorse mentali e psicologiche su quello che invece dovrebbe essere l’obiettivo primario di un genitore con un bambino sordo: l’educazione logopedica e l’inserimento scolastico.

Il secondo punto spiegato all’onorevole, più complesso, riguarda invece l’inserimento lavorativo. Attualmente la legge 68, con tutte le sue carenze (ad esempio i mancati controlli fanno si che ci siano tantissime aziende che non rispettano la legge senza che vengano sanzionate), lavora bene principalmente per l’inserimento delle categorie protette negli enti pubblici, preoccupandosi poco o niente dell’inserimento nelle aziende private e sopratutto per i disabili che intendono svolgere un attività da libero professionista. Le leggi sono rimaste a 20 anni fa, e a quell’epoca era impensabile pensare che ci potessero essere figure di sordi laureati in grado di svolgere attività da libero professionista (ingegneri, avvocati, grafici etc etc…). Fortunatamente oggi la situazione è cambiata, e si stanno affacciando al mondo del lavoro sempre più disabili laureati…che però non trovano una adeguata tutela normativa che gli consenta di mettersi alla pari dei colleghi normodotati. Un ingegnere sordo libero professionista deve trovare, ad esempio, accorgimenti per poter telefonare agevolmente (comprando ausili specifici, o assumendo una segretaria etc etc). Il modo per ottenere una “parità” non so quale potrebbe essere, una proposta è quella di consentire ai liberi professionisti disabili di erogare fatture con iva inferiore (ad esempio al 4% anzichè al 21%), cosa che peraltro favorirebbe anche l’eliminazione del lavoro al nero.

I concetti espressi all’on.Capone sono poi stati ripetuti all’on. De Lorenzis, con un approccio in parte diverso. Il giovane deputato 5 stelle, infatti, era quasi del tutto ignaro di cosa significasse sordità, ed è stato lodevole il suo desiderio di conoscere questo mondo che, per lui, era completamente nuovo. In particolare, mi ha colpito una sua frase, in cui ammetteva che nella Camera e nel Senato poche sono le persone a conoscenza del fatto che sordità non significa automaticamente Linguaggio dei Segni. Addirittura De Lorenzis era sopreso di poter parlare e comunicare con il sottoscritto, sordo profondo dall’età di due anni; pensava che il mio unico modo di comunicare fosse la LIS. Ho colto al balzo questo stupore, rimarcando il fatto che l’integrazione è stata possibile grazie ad un percorso riabilitativo (logopedia, genitori in grado di seguire il bambino, acquisto agevolato di protesi etc etc) che attualmente, con i tagli che sta dando lo Stato, sta diventando sempre più difficile e tortuoso, ma che porterebbe invece a maggiori benefici e meno assistenzialismo.

Insomma, io i miei segnali li ho lanciati, ora speriamo che li recepiscano!

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