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Cari lettori, ricordate la conclusione – decisamente pessimista – dell’articolo di lunedi scorso? Ne è valsa la pena o no, di fare l’impianto?

Bene, non solo ne è valsa eccome la pena, ma i progressi mica finiscono qui, ho ancora altri due anni di prospettive di miglioramento, a patto che continui a fare allenamento acustico ed ad affinare la mia capacità lessicali.

Al di là di tutte le prove fatte in un ambiente artificiale come quello dell’ospedale, è chiaro che è valsa la pena di fare l’operazione, fosse anche solo per il fatto che ora posso capire mia moglie mentre sto guidando la macchina, oppure posso telefonarle anche per diversi minuti se mi trovo da altre parti!

E i progressi non finiscono qui…quel che segue è un elaborazione personale sull’articolo “Cochlear Implantation Outcome in Prelingually Deafened Young Adults” della dott.ssa R.Santarelli, università di Padova. Chi fosse curioso, e conosce l’inglese, può leggere l’articolo integrale qui.
Di che cosa parla questo articolo? Presto detto: si sa che l’impianto cocleare funziona molto bene sui bambini – il limite di età per essere operati e garantire il recupero ottimale è intorno ai due anni – e sui sordi divenuti tale in età adulta – minore è il tempo intercorso fra sordità ed operazione e minori sono i tempi di recupero, ma in ogni caso i risultati sono sempre molto buoni -, ma che cosa succede agli adulti preverbali, nati o comunque divenuti sordi nell’infanzia? I risultati sono generalmente peggiori dei casi precedenti, e sono estremamente variabili, in alcuni casi l’impianto funziona bene, in altri forse era meglio non farlo…ecco che gli autori provano a rispondere alle domande: quando è consigliabile eseguire un impianto in un adulto preverbale, quali risultati potrebbe ottenere, e per quanto tempo occorre lavorare per raggiungere il massimo dei risultati nell’uso dell’IC?

E’ stato studiato un gruppo di 18 pazienti, con le seguenti caratteristiche:
– sordità profonda (maggiore di 90 db senza protesi a 500, 1000, 2000 e 4000 hz) sostanzialmente recuperata con l’uso delle protesi (recupero intorno ai 68 db) (vedere figura 2)
– sordità insorta entro i tre anni di vita.
– età adulta al momento dell’intervento (fra i 13 e i 30 anni)
– utilizzo delle protesi sin dall’infanzia
– educazione di tipo oralista (nessuno di loro utilizzava la LIS)
– assenza di patologie e disturbi associati
– esercizio all’ascolto per almeno un anno dopo l’intervento.

Vi riconoscete in queste caratteristiche? Allora potreste essere interessati a sapere dove potreste arrivare con l’impianto…

La figura 1 mostra la scheda riassuntiva, con la riga rossa ad evidenziare il mio caso, per poter fare un “confronto”.
E’ da segnalare che, oltre alle 18 persone, erano stati presi in considerazione altri 17 pazienti, ma non solo alcuni di questi hanno smesso di farsi seguire e altri avevano patologie di altro tipo, ma due di questi si sono rifiutati, dopo l’impianto, di utilizzarlo, evidentemente insoddisfatti. E’ probabile quindi che i risultati qui riportati siano la versione “buona” della totalità dei casi. Comunque sia, andiamo a vedere…

Le figure seguenti mostrano i risultati raggiunti dagli impiantati, confrontando la situazione pre-impianto con la situazione post-impianto, per un tempo di 3 anni dopo l’operazione. Le prove cui vengono sottoposti i pazienti sono:
1 – discriminazione lunghezza (30 righe che puoi leggere, 3 parole per riga, una di 2 sillabe, la seconda di 3 sillabe, la terza di 4 sillabe: occorre riconoscere la lunghezza della parola pronunciata)(vedi figura 3)
2 – identificazione bisillabi (20 righe che puoi leggere, 4 parole per riga: identificare la parola)
3 – identificazione trisillabi (20 righe che puoi leggere, 4 parole per riga: identificare la parola)
4 – identificazione parole (20 righe che puoi leggere, 4 parole per riga: identificare la parola)
5 – identificazione frasi (20 righe che puoi leggere, 5 frasi per riga: identificare la frase)
6 – identificazione vocali (10 righe con le 5 vocali,  identificare la vocale) (vedi figura 4)
7 – identificazione consonanti (10 righe con le 16 consonanti,  identificare la consonante) (vedi figura 6)
8 – riconoscimento bisillabi (20 righe che non puoi leggere: ripetere la parola) (vedi figura 7)
9 – riconoscimento trisillabi (20 righe che non puoi leggere, ripetere la parola) (vedi figura 7)
10 – riconoscimento parole (20 righe che non puoi leggere, ripetere la frase) (vedi figura 7)

Con colore verde ho messo i miei risultati.

Cosa possiamo concludere leggendo questi grafici?
Innanzitutto, che c’è un netto miglioramento fra la situazione di ascolto pre-impianto e la situazione post-impianto, anche se le performance non saranno mai paragonabili a quello di un bambino impiantato entro i due anni o di un sordo divenuto tale da adulto.
Inoltre, e qui casca l’asino visto che la cosa mi interessa direttamente, si hanno miglioramenti anche dopo il primo anno di età dell’ic, per poi raggiungere i massimi livelli dopo tre anni. Questa è una tesi forte, perché gli articoli precedenti (questo articolo è del 2007) sostenevano che il miglioramento avveniva entro il primo anno, per poi sostanzialmente stabilizzarsi.

Come mai questi miglioramenti prolungati (3 anni contro 1)? L’articolo fa due ipotesi. La prima è che sono cambiate, migliorandosi, le “strategie di ascolto” utilizzate dalle ditte che producono gli impianti cocleari. In altre parole, sono migliorati quei programmini, utilizzati dai nostri IC, che convertono il suono audio recepito dal microfono in impulso elettrico trasmesso alla coclea.
La seconda ipotesi – affascinante – è nata dall’osservazione che nessuno dei pazienti inclusi nello studio utilizzava la LIS. Questo ha fatto si che l’input “visivo” proprio della LIS non andasse a colonizzare le aree del cervello dedicate alla comprensione dei segnali, consentendo quindi la possibile “riorganizzazione” in età adulta di tali aree, in modo da accogliere nuovamente input di tipo sonoro. E sembra che questa “riorganizzazione” – non paragonabile alla plasticità cerebrale del cervello di un neonato, ma comunque ancora possibile – si verifichi fra i 6 e i 12 mesi dopo l’attivazione dell’impianto…momento che sto vivendo ora, e che spiegherebbe l’apparente “stabilizzazione” dei progressi.

Un ultima nota: sapevo di andare bene, e anche in ospedale me lo ripetono continuamente. Ciononostante, mi sono sorpreso nel vedere la ripidità della “curva di crescita” rispetto a quella del gruppo di pazienti presi in esame. Ma non è tutto oro quel che luccica: innanzitutto, i miei risultati sono presi in situazioni senza rumore, tallone di achille di tutti gli impiantati, mentre non si capisce se i risultati dell’articolo siano presi in in assenza o in presenza di rumore di fondo.
La seconda cosa è che quella riportata nell’articolo è una media, e che ci sono alcuni “top-performers” che hanno raggiunto il 100% assai rapidamente…cosa differenzia questi rispetto agli altri? Lo dice l’articolo stesso: la capacità di linguaggio, ovvero conoscenza lessicale e semantica dell’italiano, maggiore in una persona laureata rispetto a una non laureata.

Dunque ho ancora buoni margini di miglioramento  a patto che, ovviamente, si continui a mantenere la mente allenata, l’orecchio pronto ad ascoltare e, usando le parole della dott.ssa Santarelli, contattata via e-mail,  “dedicarsi allo studio della grammatica e della lingua italiana, come se fosse una lingua straniera. Anche questa attività infatti le può essere di supporto nello sviluppo di una comunicazione più efficiente”.

Grazie dott.ssa Santarelli e, dunque, dale dale dale!!!

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