Tag

, , ,

Un ciclone è entrato in casa mia: origini libiche, pelle olivastra, barba non curata, 60 anni ben portati, corpo rotondeggiante senza esagerare, curiosità come quella di un bimbo e sopratutto appassionato di musica e, dopo gli anni di lavoro come ingegnere elettronico, finalmente in pensione con tanto tempo libero davanti…un mix letale per il sottoscritto. Mi salva il fatto che non è della mia città, ed è a Pisa solo per trovare il padre. Essendo amico di famiglia, è passato a trovarci e si è incuriosito alla mia storia di impiantato ed essendo aspirante musicista (clarinetto basso, a suo dire è lo strumento che simula meglio la tonalità umane) mi ha praticamente obbligato a fare qualche esperimento musicale facendo così una specie di musicoterapia homemade, e mi ha fatto venire voglia di provarci per davvero. Non so però dove troverò tempo e soldi per farla seriamente, e sopratutto superare la difficoltà maggiore: trovare uno specialista in musicoterapia – campo vastissimo – specializzato nel ramo della sordità. Proverò ad informarmi.

In ogni caso abbiamo fatto esercizi semplicissimi, usando come strumenti il clarinetto ed il pianoforte, ovvero:
–  note musicali (do-re-mi-fa-sol-la-si-do). Dovevo distinguere due note distinte aventi stessa tonalità (“ho fatto un la-la o un la-re?”).
–  note musicali (do-re-mi-fa-sol-la-si-do). Dovevo distinguere la stessa nota ma a diverse tonalità (“ho fatto il primo la. Il secondo la è alla stessa ottava o ad un ottava superiore/inferiore?”).
– note diverse, e dovevo riconoscere se erano in crescendo o in calando
– esercizio di modulazione della voce: suonava una nota, cercando di mantenerla a lungo, ed io dovevo cantarla, cercando di riprodurla.
– esercizio di modulazione della voce: suonava una nota, cercando di mantenerla a lungo, io dovevo cantarla, cercando di riprodurla, poi dovevo seguirlo nelle sue variazioni di tonalità e di nota.
Dopo una serie intensiva di belle lezioni – ogni due giorni, anche se non invitato, si presentava a casa nostra – l’amico è dovuto ripartire, lasciandomi senza più esercizi musicali da fare e con l’indicazione di ascoltare, in ogni momento possibile (al lavoro davanti al pc, poco prima di andare a dormire etc etc) la sonata KV 442 di Mozart. Abbiamo infatti scoperto che è una delle musiche utilizzate nel centro di Varese dal prof. Burdo per l’educazione sonora dei bambini, essendo completa di tutte le frequenze sonore, e quindi adatta a tenere allenato il cervello.

Comunque le parziali conclusioni di queste due settimane di musicoterapia home made sono:
– ho una voce acuta e nasale, tipica delle persone sorde, anche se non in modo troppo accentuato. Devo cercare di fare la voce più bassa, più di “pancia e gola” e meno di naso (a suo dire, per far funzionare la frase “donna, non mi rompere i coglioni!” è imprescindibile avere una voce grave). Abbiamo poi fatto un esercizio divertente: mentre parlavo normalmente, il musicista cercava la nota e la tonalità corrispondente. L’abbiamo trovata, in effetti a riascoltarla è piuttosto acuta.
– distinguo i cambi di nota, se è più acuto o grave, sia con il clarinetto che con il pianoforte (anche se, in questo, mi aiuto molto con lo “stacco” delle dita nel passaggio da una nota all’altra).
– riesco, più o meno, a riprodurre con la voce, cantando (prima volta che canto in vita mia!), la nota emessa dagli strumenti musicali.
– la mia “formante” – ogni persona ha una sua formante specifica – non è chiara e nitida, ma piuttosto sporca.
– i grandi tenori riescono, con la loro voce, a coprire l’arco di tre ottave. Le persone normali, passando dalla loro voce più acuta a quella più grave, riescono a coprire l’arco di non più di due ottave. Anche io, più o meno, sono a questo livello.
– non riesco a mantenere una nota in modo costante a lungo tempo, la voce va per conto suo e sale o scende senza che io me ne renda conto.
– tenendo la nota fissa” non riesco a variare il “volume” della nota. In altre parole, se provo a tenere una nota, e poi provo a farmi sentire tenendo la stessa nota da una persona che è in una stanza più lontana, immancabilmente la nota sale e diventa più acuta.

Un altro campo che abbiamo indagato è quello del minicomputerino che ho all’orecchio, e di tutto il sistema di software che riproduce i suoni reali…effettivamente di tutti questi programmi di simulazione del suono non ne sappiamo niente, e non sappiamo come funzionano, e come ricreano le frequenze e i toni reali. Del resto non sappiamo neanche quali sono le “strategie di comunicazione” migliori fra le varie marche…ognuno ha la sua, Cochlear usa Speak e Ace, Advanced Bionics usa HiRes e SAS, Med-El usa CIS…Cosa indicano queste sigle? in cosa si differenziano queste strategie che comunicano al nostro cervello gli stimoli esterni? Come simulano l’intensità sonora, il timbro e la frequenza, che sono le “caratteristiche” del suono? Ci sono strategie del suono specifiche per specifici casi di sordità? Boh, è un argomento, a suo modo, affascinante. E che temo non possa essere approfondito più di tanto.

Un altra cosa interessante che ha scoperto il mio amico è che a lunghezza degli elettrodi è di 15-16 mm. Questo fa si che l’elettrodo rimane distante dalle fibre nervose addette alle frequenze più basse, che sono più lontane e profonde. E’ per questo che con l’impianto cocleare si sentono meglio le voci più acute, con frequenze più alte, rispetto alle voci più gravi, con frequenze più basse. E indirettamente la conferma di questo mi viene dal fatto che con le protesi percepivo meglio la voce di mio padre, mentre ora comprendo meglio la voce di mia mamma e della fidanzata, più acute. Chi sa però che cosa succede se si stimola l’orecchio bionico con le frequenze gravi, sopratutto in questa fase iniziale di “formazione”…magari si sviluppano vie ausiliarie per portare comunque il suono alle terminazioni nervose…ci si prova!

Annunci