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Vi ricordate la storia del residuo uditivo e della scelta su quale orecchio operare? Ne avevo parlato in questa puntata del blog, che vi consiglio di rileggere prima di andare avanti nella lettura.
Alla fine la decisione presa fu quella di rischiare, e di operarmi sull’orecchio migliore. Maggiori rischi, ma anche risultati migliori.

Dopo tre mesi di attesa sono stato “forzato” a scoprire se il residuo uditivo dopo l’operazione era rimasto o meno. In ospedale mi avevano detto di non fare esperimenti, per evitare contraccolpi psicologici, ma ormai il momento era giunto e l’occasione, pur essendo un incidente, si è materializzata al momento giusto. Che cosa è successo? Banalmente, dovevo fare la doccia, ho spento l’impianto e poi, distratto da altre cose, me lo sono dimenticato sull’orecchio (cosa positiva a ben vedere: significa che non mi “pesa” per niente portare sull’orecchio il processore esterno). Mi sono poi infilato sotto la doccia con  l’impianto in testa e ho cominciato a far scorrere l’acqua – e il processore non è certo impermeabile! Per fortuna me ne sono accorto subito, ho chiuso l’acqua, sono uscito dalla doccia, ho messo l’ic in “sicurezza” dopo averlo asciugato alla meno peggio e sono quindi tornato a fare la doccia con calma. Finita la doccia ho messo l’impianto nel deumidificatore (il “Breeze – Dry & Store Global II” dato in dotazione dalla Cochlear) e otto ore dopo era bello asciutto e perfettamente funzionante.

In queste otto ore, visto che avevo necessità di sentire (quando ci sono i futuri suoceri in casa è meglio cercar di comprendere tutto…) ho provato a rimettere la mia vecchia protesi, la Phonak Naida III UP.  Confesso che durante la procedura di montaggio ero emozionato e preoccupato…una volta pronta la protesi l’ho posizionata e, come prima cosa, mi sono accorto che la sensazione dell’impronta dentro l’orecchio era bruttissima e molto spiacevole…uno dei vantaggi dell’impianto è quello di avere l’orecchio completamente libero.

Beh, il risultato è che la protesi ora non serve a niente, il residuo uditivo che avevo prima dell’operazione è stato defintivamente cancellato nell’intervento, e quello che è rimasto non mi permette di usare la protesi in modo soddisfacente. Non sento niente, solo un cupo rimbombo, anni luce da come, in ogni caso, riuscivo a sentire con le protesi prima di fare l’intervento. E, a margine, mi sono anche un po’ pentito di aver speso una bella cifra per acquistare le due protesi, utilizzate per soli 6 mesi, ed ora in un cassetto. Anche la protesi sinistra è rimasta nel cassetto perché, seguendo le indicazioni dell’equipe medica da cui sono in cura, non è ancora arrivato il momento dell’udito bimodale (da un lato la protesi, dall’altro l’impianto). Questo momento arriverà solo quando avrò raggiunto un livello stabile nell’orecchio operato, e in ogni caso, conoscendo il residuo uditivo rimasto nell’orecchio peggiore, credo che la protesi controlaterale darà ben poco beneficio.

Quale è la conclusione di tutto questo, oltre al dover stare più attenti nel momento in cui si va a fare la doccia? Semplice, la strada è tracciata, d’ora in poi si va avanti solo con l’impianto e non ci sono alternative. E sono contento di aver fatto questa scoperta solo ora, se l’avessi fatta subito dopo l’operazione mi sarei innervosito, obbligando tutte le mie speranze uditive nell’impianto, un percorso ancora in costruzione. Invece ora, che l’impianto ha superato di gran lunga la protesi come resa uditiva, sono molto più tranquillo e pronto ad affidarmi solo ed esclusivamente a questo orecchio bionico…

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