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Oggi, lunedi 31 ottobre, “vestendo” la mappa numero 3, dieci giorni dopo l’attivazione e un mese e dieci giorni dopo l’operazione, sono tornato al lavoro. Spiace perché, stando in ufficio, non ho più la possibilità di esercitare la mente a recepire i suoni della natura, e si riducono drasticamente i tempi per fare logopedia a casa con i familiari. Comincia infatti un periodo monotono, scandito dalle giornate lavorative, dall’ora di logopedia quotidiana fatta a casa, e dagli appuntamenti in ospedale per fare logopedia (due volte a settimana in questa fase iniziale).
Mi mancava il contatto con la gente e il ridivenire “animale sociale”, anche se eviterei volentieri la domanda da tutti ripetuta, “ma ora senti?“. E’ stancante spiegare e ripetere che anche prima sentivo, e che per il momento non si sentono grandi differenze rispetto a quando portavo la protesi, e che l’unico passo in avanti è che sento nuovi suoni, senza però comprenderli, e che occorre pazienza, che il cervello si deve abituare, non è un interruttore della luce, non basta cliccare su “on” per accenderlo. E dentro me ripeto la domanda, che me ne faccio di suoni che non riesco a distinguere?
Ma la domanda è ingenerosa, progressi ce ne sono. Pur senza capire cosa fossero, ho sentito il canto della tortora, una foglia di fico che cadeva, il “fusssch” delle macchine che passano sulla strada e il rumore dei mattoni che spezza la mia schiena (fine settimana passato a lavorare per sistemare la nuova casa…). E facendo logopedia ormai sono arrivato alla comprensione totale delle vocali (scala uoòaeèi). In ospedale di volta in volta mi danno degli esercizi da fare, partendo da quelli più semplici, e i miglioramenti sono strabilianti, esercizi che non riesco a fare (portando anche a un pò di nervosismo…) il giorno dopo diventano facili. Il passo successivo a quello delle vocali è il riconoscimento se due parole sono uguali o diverse. Per alcune, quelle dove cambia la lunghezza della parola (es: dito/dettato) o una vocale (es: volere/volare, vento/vela) è facile, le altre, dove si allunga una consonante oppure cambia la consonante stessa (es: palla/pala, dopo/topo) si entra nell’inferno: le consonanti ancora non le so riconoscere. E mi sembra anche giusto, non le ho mai sentite in vita mia. Ulteriore esercizio è quello della distinzione della parola sentita, potendo leggere la lista, in ordine di difficoltà (similitudine delle parole) e in ordine di ampiezza di scelta (una fra 3, una fra 5, una fra 10) (es: biblioteca, biscotto, bilancia, biro, birra, bici, biglia, binario, biondo). Anche questo esercizio sta andando bene, con alcuni blocchi su determinate parole. Trippa e patate però le ho indovinate subito, da buongustaio quale sono.
Infine alcune curiosità: le pile (usa e getta, non ricaricabili), da usare due per volta, durano circa 3 giorni, ma so che quando le mappe saranno più “potenti” dureranno sempre di meno, stabilizzandosi su due giorni di lavoro, tenendo spento l’impianto la notte. Inoltre, avendo una voce abbastanza ben impostata – mi dicono che parlo leggermente acuto e nasale, e che sbaglio alcuni fonemi come la z, ma la voce è praticamente pari a quella di un normoudente -, ho chiesto alla logopedista se potevo esercitarmi leggendo da solo le varie parole. Come risposta, e è meglio che sia un altra persona a parlare, perché la propria voce è percepita diversamente rispetto alle voci degli altri, ma che comunque come integrazione va benissimo, e che se mi piace posso anche leggermi le pagine del vocabolario!

PS: maschietti che leggete il blog e che siete in odor di iscrizione all’università, consiglio spassionato: iscrivetevi a scuola di logopedia. Non so se c’è una selezione o altro, ma la logopedista che mi segue è veramente bella (anche se ovviamente una spanna sotto la fidanzata 🙂 ), cosa che induce all’andare volentieri in ospedale e spesso, essendo in periodo di tirocinio, nella seduta di logopedia oltre alla dottoressa ci sono anche i tirocinanti…non un maschietto, tutte donne. Per cui, per la legge dei grandi numeri…iscrivetevi! E comunque, in generale, ho notato che in un po’ tutti gli ospedali il primario è un uomo, è lui che dirige il reparto ed opera, ma il lavoro “sporco” di valutazione, logopedia, cura ed altro è svolto quasi sempre da donne…

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