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Il giorno dopo le dimissioni viene a trovarmi il medico curante. La sua visita è necessaria per il certificato di malattia e per poter stare a casa dal lavoro. Mi visita, e concordiamo una convalescenza di un mese, fino al giorno dell’attivazione dell’impianto, prorogabile per altri 10 giorni, seguendo le eventuali indicazioni dei dottori.

Comincia così un lungo periodo in cui sono “obbligato” a rimanere in casa in orario di visita fiscale, pur stando bene dal punto di vista fisico. Un periodo scandito dagli appuntamenti con gli antibiotici – iniezioni (dolorosissime, il liquido è molto viscoso, per cui la puntura “brucia” nonostante la bravura dell’infermiera, mia mamma…) ogni 12 ore per 5 giorni e poi, dopo visita in ospedale e conseguente cambio di medicina, una pillola ogni 8 ore per altri 6 giorni – e dal cambio di fasciatura della benda – una volta al giorno, per una settimana circa, preceduta dal lavaggio della ferita con acqua ossigenata, stavolta curata dalle amorevoli mani della fidanzata. La doccia è un problema minore, sotto il collo è possibile farla da subito, sopra la testa ho cominciato a farla quando la crosta stava andando via, una decina di giorni dopo l’operazione. Per un buongustaio come il sottoscritto ben più pesante era il sopportare di avere il gusto alterato, sopratutto sul lato destro della lingua (vicino alla parte operata) e la difficoltà di muovere la mascella. Problemi che comunque sono scomparsi in una decina di giorni.

Un problema che invece mi sono portato dietro per tutto il mese, in attesa dell’attivazione, è stato quello di non poter sentire. Non per tutti è così, ma nel mio caso, avendo l’orecchio destro operato, e il sinistro inutilizzabile, sono dovuto rimanere nel silenzio totale, rotto solo di tanto in tanto da acufeni comunque non fastidiosi. Chi ha un orecchio “utilizzabile” può invece portare la protesi sull’orecchio non operato.

Una nota, prima di finire l’articolo di oggi. Appena mi ha visto, il medico curante mi ha chiesto – ed è il primo di una lunga lista – “ma funziona questo impianto?“. E’ difficile spiegare, a persone non informate, in un solo minuto, tempo massimo medio di “attenzione” delle persone comuni, tutto quello che c’è dietro l’impianto cocleare, e il fatto che non è immediatamente operativo, ma che lo sarà solo di li ad un mese. E una cosa che stupisce è il fatto che l’interlocutore non è una persona qualsiasi, ma un dottore. Certo, un medico generico, di base, ma comunque uno del campo. Non è informato, e come lui non è informata la stragrande maggioranza delle persone. Per cui dovrò sopportare tante domande banali. Ma meglio tante domande banali, che l’indifferenza.

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