Tag

, , ,

Mi risveglio dopo qualche minuto, in realtà sono passate tre ore, e mi ritrovo di nuovo nell’anticamera. Il freddo è tremendo, la prima persona che vedo è il dottore che mi aveva in cura quando ero bambino. E’ venuto a salutarmi e a farmi i complimenti, mi dice che l’operazione è stata positiva, e che ho fatto bene a fare l’impianto. Continuo ad avere freddo, ed un infermiera posiziona sotto la coperta un getto di aria calda che riscalda sia il cuore che il corpo. Divento sempre più cosciente, e mi accorgo che il dolore più grande viene non dalla testa, che sento completamente fasciata, ma dal mignolo della mano sinistra. Il dolore di questa mano mi accompagnerà per tre giorni, frutto evidentemente della compressione in sala operatoria del fianco sinistro del mio corpo.

Tornano a prendermi le infermiere per portarmi in ambulanza, e nel tragitto, all’uscita dall’edificio vedo, oltre alle persone presenti in mattinata, anche mio fratello. Con un bel sorrisone saluto tutti e mi portano verso il letto di degenza.

I familiari mi diranno poi della soddisfazione nel vedermi uscire lucido e sorridente, visto che la persona uscita prima di me sembrava tutt’altro che lucida, ed ancora rimbambita dall’anestesia. Mi diranno inoltre di aver avuto poco conforto da parte dei medici nelle tre ore dell’intervento, e di essere riusciti ad avere mie notizie solo intercettando, quasi per caso, una dottoressa che si stava dirigendo verso la sala operatoria. Infine mi diranno anche della soddisfazione dei dottori per l’andamento dell’intervento, e del buon risultato della prima prova fatta sul funzionamento dell’impianto, per verificare il corretto posizionamento degli elettrodi nella coclea, la loro funzionalità e la stimolazione del nervo uditivo. Pare che tutti i 22 elettrodi siano stati posizionati correttamente, e che il nervo reagisca a tutti gli stimoli. Speriamo, intanto il percorso è iniziato e non si torna più indietro.

Annunci