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Michele – un ragazzo sordo conosciuto nel percorso verso l’impianto – mi aveva avvertito: non andare in ospedale con i capelli, tagliateli a casa, altrimenti con il rasoio delle infermiere proverai le pene dell’inferno! Grazie Michele per l’avvertimento e per le chiacchierate: mercoledì 21 settembre 2011, alle 8 del mattino, la mia fidanzata azionò la macchinetta per tagliare la barba, e con cura amorevole mi trasformò del simil beatle che ero in un perfetto marine pronto ad andare in guerra. L’opera fu perfezionata con la rasatura della parte destra della testa, quella che sarebbe stata operata.

Arrivato in ospedale verso le 9.30 del mattino, mi si prospettò una lunga giornata, mortalmente noiosa. Dopo la lunga fila allo sportello per l’accettazione del ricovero e la consegna del foglio di presenza in ospedale (necessaria per il lavoro), in una breve visita nel reparto feci gli ultimi esami pre-operatori: audiogramma, impedenziometria e controllo a vista dell’orecchio, per controllare la presenza di cerume, infiammazioni o altro. Ero in ospedale, ma non ero malato, né tantomeno costretto al letto, per cui approfittai della giornata per passeggiare nel giardino illuminato dai raggi di sole settembrini.

Seguendo la filosofia del “occorre presentarsi all’operazione nelle migliori condizioni psicofisiche” rinunciai all’insipido pranzo offerto dall’ospedale, buttandomi su due pizze delle untuose e saporite, degustate in compagnia della fidanzata e della mamma. Unico sussulto pomeridiano, il “foglio di consenso all’intervento”, in cui sono elencate le possibili conseguenze dell’operazione. C’è spazio anche per la nota curiosa: essendo un ospedale universitario, la medicina viene “insegnata” agli studenti. Ecco quindi, nel foglio, la richiesta per far assistere ad “esterni” l’operazione, e di poter divulgare le immagini – foto e video – realizzate. Sorrido, essere oggetto di studio fa sempre piacere!

Credo veramente che occorra presentarsi il giorno dell’operazione nelle migliori condizioni psicofisiche possibili, in modo da accelerare poi il processo di guarigione. Consiglierei, se possibile, di levare dalla mente tutti i timori ed i dubbi relativi all’operazione. I dubbi sono già stati affrontati mesi prima, e una volta sciolti non ha senso tornare indietro. Sarebbe bello arrivare al giorno del ricovero dopo aver passato una settimana in vacanza, a pensare ad altro, e a distrarti. Ed è gratificante, dopo la vacanza, salutare gli amici, i parenti, la fidanzata. Può sembrare una ostentazione egoistica ma il salutare gli amici spiegando quello che andrai a fare rafforza le tue convinzioni e il tuo desiderio di andare avanti. Ripetere diverse volte la stessa cosa a persone diverse fa diventare l’operazione, e quel che ne consegue, quasi un mantra, più lo ripeti più lo esorcizzi. E il giorno stesso del ricovero non sei ancora una persona malata, sei giovane e forte, non ha senso mettersi subito in pigiama, a letto, ad aspettare che il tempo passi e che i pensieri negativi vengano a galla. No, per affrontare bene l’operazione la ricetta è una buona mangiata, compagnia, e un bel sonno privo di pensieri.

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