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C’è un altra conseguenza non scritta nel foglio informativo, e di cui mi hanno parlato solo a voce: la perdita del residuo uditivo. Su siti e manuali c’è scritto chiaramente: dopo l’intervento, l’unico modo con cui potrò sentire nell’orecchio operato è attraverso l’impianto cocleare, non sarà più possibile utilizzare le protesi e affidarsi a quelle poche cellule ciliate che ancora funzionavano. All’ospedale di Padova mi hanno detto la stessa cosa, forse in via precauzionale. A quello di Pisa, invece, nel 50% dei casi il residuo uditivo riescono a salvarlo, anche alla luce delle nuove tecniche di inserimento degli elettrodi nella coclea, tecniche che cercano di minimizzare i danni. Leggendo in giro ho constatato che in alcuni casi il residuo uditivo rimane, in altri, sopratutto nelle persone impiantate da più tempo, no. Va anche detto che, almeno nei casi di cui sono a conoscenza, per le persone con il residuo uditivo rimasto anche dopo l’intervento, fra l’udito con la protesi e l’udito con l’impianto, la scelta ricade sempre su quest’ultimo.

Perché è così importante il residuo uditivo per il sottoscritto? Semplicemente perché, avendo un orecchio, il sinistro, completamente morto, e l’altro, il destro, con un minimo di funzionalità rimasta, ho scelto di operare l’orecchio destro, più stimolato, per avere migliori risultati. Però, se le cose dovessero andare male (operazione fallita, elettrodi che si staccano, rigetto della parte interna, difficoltà di adattamento al nuovo modo di sentire, rottura della parte interna o, più semplicemente, guasto temporaneo del processore esterno…) aver mantenuto un residuo uditivo sarebbe la mia ancora di salvezza: basterebbe rimettersi la vecchia protesi per poter tornare ai santi vecchi, che mi hanno onorevolmente portato a 32 anni in buone condizioni.

Ad oggi non ho ancora fatto prove per verificare il residuo uditivo, non ho cioè messo la protesi acustica. In parte è perché la zona è stata appena operata, per cui non voglio sollecitarla e sforzarla più del dovuto. Ma sopratutto è perché questa prova la voglio fare solo dopo aver preso confidenza con i suoni provenienti dall’impianto cocleare. Diversi mi hanno detto che i suoni dati dall’IC sono più acuti e metallici, meno rotondi e pieni di quelli dati dalla protesi. E’ abbastanza logico, visto che i suoni metallici sono sulle frequenze acute, che non ho mai avuto e a cui mi dovrò abituare. Ma un conto è il volersi abituare, per imparare a conoscere tutti i suoni mai sentiti prima e che appartengono al normale mondo sonoro, un altro conto è il doversi abituare, perché non ci sono alternative. E nel processo di riabilitazione la tranquillità psicologica conta, eccome!

(parte 3 di 5, continua…)

 

aggiornamento del 27/02/2012: per sapere come è andata a finire con il residuo uditivo, leggete qui

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